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Nexum di Vibia: quando la luce diventa architettura

17/09/2026

Non più un semplice punto luminoso al centro della stanza, ma una struttura capace di attraversare lo spazio, seguirne le proporzioni e costruire nuove relazioni tra luce e architettura. È questa l’idea alla base di Nexum, il sistema di illuminazione progettato da Arik Levy per Vibia, che ripensa in chiave contemporanea il tradizionale lampadario.

Il progetto nasce da un cambio di prospettiva: la lampada non viene più concepita come un elemento autonomo da collocare nello spazio, ma come una vera e propria infrastruttura luminosa. La sua geometria modulare può svilupparsi in orizzontale e in verticale, adattandosi all’ambiente e accompagnandone l'architettura senza appesantirla visivamente.

Dalla forma all’esperienza

Nexum nasce dalla volontà di superare l’idea del lampadario come oggetto decorativo e centrale. Al suo posto compare un sistema che mette in relazione diverse aree dell’ambiente attraverso una trama geometrica essenziale.

Le linee si incontrano, proseguono e costruiscono configurazioni capaci di definire percorsi, proporzioni e gerarchie spaziali. Il risultato è una presenza visiva discreta, quasi una struttura sospesa che organizza lo spazio senza diventare il suo unico protagonista.

È proprio questa capacità di adattamento a distinguere Nexum. Il sistema può essere configurato secondo geometrie differenti — lineari, rettangolari, quadrate o volumetriche — permettendo a progettisti e lighting designer di adattare la composizione alle caratteristiche dell’ambiente.

La modularità, in questo senso, non è soltanto una questione tecnica: diventa uno strumento progettuale.

Una rete luminosa che segue l’architettura
Uno degli aspetti più interessanti di Nexum è il modo in cui la luce viene integrata nella struttura. I punti luminosi sono inseriti all’interno della geometria senza interromperne la continuità, trasformando il sistema in una sorta di rete luminosa.

La luce non viene quindi concentrata in un unico punto, ma distribuita nello spazio. L’illuminazione diretta e quella indiretta lavorano insieme per ridurre contrasti e ombre eccessive, contribuendo a creare una percezione più equilibrata e tridimensionale dell’ambiente.

Il risultato non è tanto un effetto scenografico quanto un’atmosfera. La luce diventa uno strumento per dare profondità, volume e carattere agli spazi, mantenendo al tempo stesso una presenza visiva controllata.

Il lampadario come sistema architettonico
La ricerca di Arik Levy parte dunque dalla sorgente luminosa per arrivare alla forma, invertendo in qualche modo il tradizionale processo di progettazione di un apparecchio decorativo.

Questa impostazione consente a Nexum di assumere una dimensione quasi architettonica. La struttura può seguire la configurazione dell’ambiente invece di limitarsi a occupare una posizione prestabilita.

È un approccio particolarmente interessante negli spazi contemporanei, dove l’illuminazione non è più soltanto una questione funzionale ma parte integrante del progetto degli interni.

Dalla casa agli spazi contract

La flessibilità del sistema permette a Nexum di trovare applicazione in contesti molto diversi.

Negli ambienti residenziali può essere utilizzata sopra un tavolo da pranzo o in altri punti della casa nei quali si desidera costruire un’atmosfera raccolta e uniforme. Nella versione a soffitto, caratterizzata da un profilo particolarmente sottile, il sistema può integrarsi anche in spazi più contenuti.

In contesti contract, invece, la sua natura modulare permette di intervenire su ambienti più ampi e articolati, come hall, ristoranti e spazi ricettivi con soffitti importanti. Qui la struttura luminosa contribuisce a mettere in relazione le diverse zone e a rafforzare la percezione dello spazio.

Una luce che non impone, ma accompagna

Il valore di Nexum sta soprattutto nella sua capacità di non imporsi sull’architettura. La struttura rimane essenziale, mentre la luce diventa il vero elemento capace di modificare la percezione dell’ambiente.

In questo senso, il progetto di Arik Levy interpreta una tendenza sempre più centrale nel lighting design contemporaneo: progettare la luce non soltanto come oggetto, ma come materia immateriale capace di costruire atmosfere.

Nexum porta questa idea un passo oltre. Il lampadario perde la sua dimensione esclusivamente decorativa e diventa un sistema aperto, adattabile e compositivo. Una sorta di infrastruttura luminosa che segue lo spazio, ne sottolinea le proporzioni e accompagna il movimento delle persone.

La luce, quindi, non è più semplicemente qualcosa che illumina un ambiente. Diventa parte dell’architettura stessa.

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